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Abnader

Tenebrae in Perpetuum - Onori Funebri Rituali
 
Formato: Cd
Tracklist:
Anno: 2003 1. Onori Funebri Rituali
2. Al Di Là Della Nebbia
3. Verso L’Apocalisse
4. Oscure Presenze
5. Anime Silenziose
6. Delirio Nella Cripta
7. Quegli Occhi
8. Gli Abissi Di Pisorno
9. Nero Dominio
Label: Black Seed Productions
recensione:
Foreste, Buio, Odio... e tanto tanto Gelo! Ecco ciò che evoca “Onori Funebri Rituali”, l’album capolavoro dei Tenebrae in Perpetuum, secondo gruppo (in ordine temporale) del duo Atratus - Vidharr, già menti dei più conosciuti Beatrik; nomi che spero non siano nuovi a nessuno. E’ il 2003, l’anno d’oro per il black metal italiano, che vede ad agosto l’uscita di questo cd (disponibile anche su vinile in 500 copie). Dal freddo Trentino ritornano dopo due demo, e pesantemente si impongono su tutta la scena, italiana e non; questo primo album non è altro che la continuazione stilistica di ciò che i due fecero l’anno prima con il capolavoro “Journey Through The End Of Life” targato Beatrik, il tutto per portare quest’ultimo nome a canoni depressivi. Senza indugi, l’album ci immerge immediatamente nell’aura di solitudine invernale che esso trasmette, partendo con la titletrack, pezzo maestoso, alternato da parti più cadenzate, di una potenza e ferocia unica dei Tenebrae in Perpetuum. A fare molto del lavoro ci pensa anche la produzione: chitarre grezze e lancinanti, come fredde asce tagliano le orecchie dell’ascoltatore, che, con le feroci urla riverberate di Atratus e i potenti blast di Vidharr alle pelli, creano l’alone di gelo di cui ho già accennato. E dopo i 5 minuti di “Onori Funebri Rituali” si arriva al cuore del disco, la vera essenza dei Tenebrae in Perpetuum, la seconda “Al Di Là Della Nebbia”. L’acquisto del cd vale anche solo per questa traccia; le parole non sono validi espedienti per descrivere le sensazioni che evoca questo pezzo. Come un grigio fiume di nebbia che scende dalla montagna, il riff d’apertura della canzone travolge e gela sangue e spirito. Ogni volta che riascolto questo pezzo riprovo le stesse sensazioni; se dovessi dare una definizione di ciò che è il vero black metal, questa canzone sarebbe di sicuro uno dei più validi esempi. Passati questi primi intensissimi secondi si parte, la canzone fa il resto coinvolgendo nel suo incedere spedito finchè... rieccolo! Di nuovo riproposto il riff iniziale e di nuovo freddo nelle vene. Si continua poi con una parte più lenta, arpeggi e urla piene d’odio finchè ancora, per la terza volta, a chiudere la canzone nel miglior modo possibile, quel riff... quei 30 secondi di puro gelo. Segue “Verso L’Apocalisse”, traccia che comincia con un riff più ritmato che fa un po’ da break dopo le forti emozioni del pezzo precedente; ma anch’essa avanzando si carica di velocità e ferocia, coinvolgendo via, via sempre di più, finchè non propone qualcosa di unico come gli ultimi tristi e malinconici arpeggi che, oltre a ricongelare le viscere, riempiono l’animo di sofferenza e desolazione. Seguono a ruota altre due traccie degne di lode: “Oscure Presenze”, altra canzone capolavoro, che parte lenta per poi scatenarsi in blast e in un bellissimo riff cadenzato poco dopo il minuto e mezzo, fino a concludersi nuovamente con un riff lento supportato da malefiche urla; e “Anime Silenziose” che con quel suo inizio lento ma così carico d’emozione, così fortemente oscuro, così odiosamente malefico mette i brividi in tutto il corpo, finchè anch’essa non si scatena come una furia prorompente in potenti blast e riff maledettamente perfetti. A ruota si continua senza sosta con “Delirio nella Cripta” che prosegue un po’ la ferocia appena lasciata nel precedente brano e via poi con “Quegl’Occhi” direttamente per “Gli Abissi di Pisorno” con i suoi maestosi giri cadenzati iniziali e senza sosta, senza tregua, col respiro mozzato si arriva infine all’ultima “Nero Dominio” un’altra mazzata di cattiveria con alcune sferzate di cori già proposti due canzoni prima. Beh… signori… che dire. Quest’album non ha una sola falla, non ha un solo apice; esso stesso è interamente un apice, o per meglio dire, una fredda vetta di puro black metal. Non rimane altro da dire, se non che bisogna inchinarsi di fronte ad album come questo e ai loro creatori. Indubbiamente la miglior release black metal in Italia, e non solo.

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