Dopo circa nove anni di silenzio dopo “Sins of Eden” ritornano in campo i Nemesis Inferi, all’attacco con “Reborn of Fire”, indice di risveglio da parte del gruppo di Bergamo, che forse vuole dimostrare con questo demo che il decennio trascorso nell’oblio non ha comportato un’eclissi. Certo nonostante lo stile sia rimasto lo stesso, rispetto ai vecchi tempi qualcosa è inevitabilmente cambiato. Innanzitutto si avverte una maturazione seppure minima da parte del vocalist, che produce uno screaming molto più convincente rispetto agli esordi. Quella del cantante-chitarrista, che a quanto pare è l’unico superstite della vecchia formazione, è stata però l’unica evoluzione completamente in positivo. Non male il batterista anche se ancora lontano dal precedente. Il mini CD si apre con un intro strumentale dal motivo che a primo impatto da un po’ di Balfer-Baldrs velocizzato (ma solo d’impatto perché in realtà è ben altro), ripreso nella seconda traccia “Reborn of Fire”, un pezzo gradevole e dal ritmo variabile. Ritengo che “Bloodland” sia il pezzo forte: veloce in alcuni punti, massiccio e distruttivo al punto giusto senza mai eliminare la parte melodica, questo potrebbe essere il biglietto da visita della band, dato che a mio parere rappresenta in pieno lo stile di produzione della stessa.
L’album si conclude con “Soul of Dyng”, decisamente eccessivo, a partire dalla tastiera fin troppo egocentrica, che avverte il bisogno di farsi sentire anche dove non serve affatto con delle performance davvero scadenti.
Nonostante qualche difetto, credo che il lavoro meriti attenzione. Chissà se i Nemesis Inferi si faranno desiderare per altri dieci anni o se presto ci stupiranno con una nuova produzione. |