Non avevo mai sentito questo gruppo prima d’ora, ma nonostante ciò mi sembrava di conoscerlo da tempo. Si avverte in Grimm Monolith quel tipico sapore di antico, da non confondere con il “già sentito” o “scopiazzato”, anche se il loro essere così old style li rende molto simili ai grandi maestri del passato. Mi è piaciuto molto questo disco, tra l’altro proprio “fatto in casa”, registrato artigianalmente e proprio grazie al suo essere grezzo emana una purezza davvero genuina presente in pochi ormai. Un’opera malvagia e tenebrosa caratterizzata da un riverbero dovuto forse all’effetto eco del microfono del cantante riconoscibilissimo in ‘The Fortress Of Irtsailgh’ anche nel brevissimo vocalizzo iniziale non in screaming.
Non esiste un Miglior Pezzo in questo cd. Forse quello che ascolto maggiormente è Wolfog, bello, con variazioni di ritmo frequenti, perlopiù non molto veloci, anzi dall’inizio cadenzato, poi più andante e veloce solamente in brevi tratti. Riffing in alcuni casi ripetitivi ma buoni e oscuri. Segue Crave , che così come Ravishment ed Inmost Desire è caratterizzato da lenti assoli melodici di breve durata tra l’altro molto simili fra loro. Un’altra caratteristica è che i pezzi (non tutti) iniziano tranquillamente, quasi calmi e terminano pesantemente, è il caso di Tempest Over Herahmmannid, che parte lento, poi al centro osa un po’ di più ma è sempre tranquillo e termina esplodendi la sua malvagità di chitarra e basso, lo strazio dello screaming e la velocità della batteria. Situazione simile si ripete in The Forest of Our Hearts( Il Viaggio Interiore) che parte lentamente (ma comunque già maligno) e verso la fine si velocizza sempre di più, con una voce (stavolta sembrerebbe in italiano ) molto più cavernosa.
Un bel lavoro questo, un gruppo che se manterrà il proprio genere puro com’è nato, verrà sempre supportato da parte mia.
|