Ultima Band Inserita

Abnader

Handful of Hate - Qliphothic Supremacy
 
Formato: Cd
Tracklist:
Anno: 1997 01. Reborn From The Ashes (Phoenix Mass)
02. Erection - Delightful Rape Of The Stellar Virginity (Dripping The Primordial Erotic Sperm Flow)
03. Urdhva Kundali
04. Prophecy Of A New Assiah's Supremacy
05. A Red Moon Ariseth Upon The Silvery Sky
06. Nuit-Lustful Receptacle Of Erected Power
07. Undicies Ah-Qliphah
08. Astral Offspring Of Abhorrence
09. Beyond The Ever-Widening Circles
10. La Notte Di Pan
Label: autoprodotto
recensione:
Era il 1997: da poco è sorto il black italiano se non per la già rinomata presenza di uno degli esponenti italiani maggiori dei vecchi tempi, ovvero i Necromass, e proprio vicino a loro cominciano a sorgere gli Handful of Hate a metà degli anni 90, band odiernamente semi sciolta, o meglio, sciolta dall’ottobre scorso, ma corrono voci sul tentativo di reunion per questo autunno. Gli HoH sono un gruppo che ho sempre conosciuto di nome, ma che non ho mai conosciuto effettivamente nella sua totalità, anzi a dire il vero ben poco, se non per quel capolavoro di “Vicecrown” e poco altro. Un po’ per questo, un po’ se vogliamo per gli anni che questo “Qliphothic Supremacy” ormai porta sulle spalle, i primi ascolti non mi hanno detto molto. Ma ascoltando bene devo dire che questo album la sua rilevanza ce l’ha eccome. Va detto innanzitutto che è da evitare l’accostamento tra questo album e gli ultimi lavori del gruppo; abituato com’ero alla potenza e ferocia di “Vicecrown” e, per ciò che ho sentito, anche a quella di “Gruesome Splendour”, inizialmente questo album mi è sembrato un po’ piatto e infatti qualcosina in più me lo aspettavo; ma al di là della produzione e della caratura tecnica, ovviamente ancora ai primi stadi per la band, la sostanza offerta come già annunciato ha il suo valore, solamente celato dietro un velo più mistico. Black Metal crowleyiano lo definirebbe qualcuno... e come dargli torto del resto, benché la filosofia esoterica non sia mia materia, basta leggere i titoli delle canzoni per rendersi conto di ciò che si ha di fronte, e anche per questo il prodotto non può essere simile a ciò che sono o erano gli HoH oggi. La vena Necromass si sente abbastanza, la melodia è seguita con cattiveria e con aura magica, benché qui di tastiere non vi sia traccia se non in qualche breve passaggio. Ma partiamo con le prime tre tracce che sono qualcosa di unico, soprattutto la prima “Reborn From The Ashes (Phoenix Mass)”: un album che quindi parte in modo egregio. Stessa cosa anche per la quarta “Prophecy Of A New Assiah's Supremacy” e per i meravigliosi arpeggi della successiva “A Red Moon Ariseth Upon The Silvery Sky”. La prima pecca da segnalare comincia dalla sesta e settima traccia, infatti vi è un ossessivo ripetersi di riff non troppo differenti tra loro, specialmente per le parti di batteria e le parti in chitarra acustica, le quali vanno comunque sottolineate per la loro bellezza, che rende difficile il completamento dell’ascolto arrivati a metà o poco più; altra pecca che secondo me penalizza l’album è la scarsa incisività del cantato su varie parti infatti gli inserti in growl non mi sono piaciuti moltissimo e lo screaming spesso e volentieri risulta un po’ piatto. Ma a parte ciò si continua con la sesta “Nuit-Lustful Receptacle Of Erected Power” che offre qualche passagio rilevante mentre la settima “Undicies Ah-Qliphah” dice ben poco, questo un po’ per il motivo detto sopra. Si riavviva invece l’ascolto con “Astral Offspring Of Abhorrence” che col suo inizio più pacato e gli intensi riff a metà brano cambia un po’ il ritmo assunto fin qui per gran parte del tempo. Niente da segnalare invece per la seguente “Beyond The Ever-Widening Circles” e poi l’album si chiude con un outro acustico. Che dire quindi: un album che ha fatto il suo tempo, pesano gli anni secondo me su questo prodotto e pesa la durata che lo rende un po’ troppo dispersivo, ma tutto sommato era, è e rimane un album positivo.

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